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venerdì 2 agosto 2019

Nel 2100 Il Mondo Sarà Irriconoscibile


Vivremo fino a 200 anni, sposteremo gli oggetti con il pensiero e non sbaglieremo fidanzato. Parola di Michio Kaku e di altri 300 grandi scienziati




Nel 2100 Il Mondo Sarà Irriconoscibile

Entro il 2030 avremo Internet letteralmente negli occhi, attraverso una lente a contatto, saliremo su auto che si guidano da sole e indosseremo vestiti che lanciano provvidenziali SOS. E sarà solo il primo assaggio di un «secolo rivoluzionario», assicura lo scienziato, 65 anni, americano di origine giapponese. Perché entro il 2100 saremo capaci di ben altre “magie”: leggere nel pensiero o spostare gli oggetti con la forza della mente (e qualche microscopico, potentissimo superconduttore).

Fra dieci anni i computer costeranno un centesimo. E saranno nei muri di casa, nei vestiti, nel nostro bagno. Piccolissimi chip, da attivare sbattendo le palpebre. Ed ecco che nei nostri occhi avremo mappe stradali, risposte agli esami scolastici».

L’amore in un chip?
«Ci iscriveremo ai servizi di dating e, camminando per strada, per ogni volto vedremo apparire una biografia che ci dirà chi è quell’uomo, che lavoro fa, che gusti ha. Sarà più facile, perfetto. Ci sbaglieremo meno».

Cose da “Star Trek”, “X-Men”, “Avatar”. Ma qui non c’entrano nulla né la fantasia né la fantascienza. «Si basa tutto su ricerche scientifiche e prototipi».

«La tecnologia e l’ingegneristica stanno evolvendosi velocemente, come mai in precedenza. Il mondo oggi è irriconoscibile rispetto a cento anni fa e non solo da un punto di vista estetico, ma anche nel modo in cui gli umani vi si rapportano. I progressi realizzati hanno modificato il modo in cui viviamo le nostre vite, comunichiamo e interagiamo».

Bellezza e eterna giovinezza, ne siamo ossessionati: c’è in cantiere qualche novità?
«Già ora possiamo far crescere nasi, orecchie, ossa, pelle e sostituirli. In futuro li cambieremo, quando sono malati, o vecchi».
Come in un negozio...

«Non moriremo più per un organo malato. La parola tumore sparirà dal vocabolario».
«Di più, si eviterà che si formi. Il nostro bagno, wc compreso, sarà disseminato di sensori in grado di tenerci controllati. E di trovare il tumore prima che si formi. Questo chip esiste già, sarà sul mercato fra massimo dieci anni. Con queste tecnologie, Steve Jobs non sarebbe morto».



sabato 8 dicembre 2018

Il Tredicesimo Piano




Regia di Josef Rusnak

Un programmatore di realtà virtuale ricrea la Los Angeles del 1937 su un chip da computer, ma quando si ritrova coinvolto in un crimine deve superare i confini tra il mondo reale ed quello che lui stesso ha creato.

Basato, in parte, sul romanzo Simulacron-3 di Daniel F. Galouye e uscito lo stesso anno di Matrix, Il tredicesimo piano è un bellissimo gioco di scatole cinesi e realtà virtuali, ingiustamente passato inosservato, nonostante sia capace, senza eccessivi effetti speciali, di risultare, agli occhi di un attento spettatore, un viaggio virtuale nel noir e nella cyber sci-fi che richiama astutamente Blade Runner, Philip K. Dick e i suoi ipotetici androidi che sognano pecore elettriche.

La pellicola diretta da Josef Rusnak è complesso, credibile e offre generosi suggerimenti sulla tematica della creazione di realtà parallele e, in questo caso, virtuali. Gioca tra ambientazioni temporali differenti, salta tra passato, presente e futuro riproducendo scene e set di film noti, a partire dagli interni che richiamano palesemente l’appartamento di Deckard in Blade Runner e ipotizzando, con schemi ben precisi, le fondamenta di mondi virtuali e poi di simulazioni nella simulazione.

In numerose scene, l’idea della strada da percorrere dà la percezione di un viaggio verso la conoscenza di se stessi e della propria origine. Si ipotizza da sempre l’esistenza di infinite possibilità, di infiniti mondi paralleli, ma se, invece di essere paralleli, fossero contenuti l’uno nell’altro?



Fonte: http://www.storiadeifilm.it/science-fiction